Condividi questo link con le persone interessate: potranno aprire l'evento anche se privato finche il link e valido.
6924d0ae7e4df22e4304c06c
false
6924901f7e4df22e4304bed2
Tutte le pagine
Nessun evento trovato
partecipanti
Caricamento...
Errore durante il caricamento degli eventi
Riprova
Filtrato per pagina
Ordinato per
Dal più vecchio
Dal più recente
Eventi
Conferma Scollegamento
Errore durante lo scollegamento degli eventi. Riprova più tardi.
Precedente
Successivo
Segui
Non seguire più
Chiudi
Salta
Sei sicuro di voler scollegare tutti gli eventi figli da questo contenitore? Questa azione non può essere annullata.
Eliminazione evento
Eliminazione contenitore
Vuoi eliminare anche tutti gli eventi contenuti? Se scegli no, gli eventi verranno solo scollegati.
Elimina anche gli eventi
Scollega e mantieni eventi
Conferma eliminazione contenitore
Per confermare, inserisci la parola richiesta nel campo qui sotto.
Inserisci la parola di conferma
Devi inserire la parola di conferma corretta.
conferma
Distanza da te
Calcolo distanza...
km
Accesso alla posizione negato
Posizione non disponibile
Link privato
Scadenza link
Fine evento
Mai
Data personalizzata
Seleziona data e ora di scadenza
Link privato generato
Copia link
Link copiato
Genera link privato
41.831114
12.4711052
Jane & le altre: la traduzione delle classiche
Data
Sab 06 dicembre 2025
Orari
10:30
Ingresso
Gratuito
Distanza da te
Calcolo distanza...
Intervengono Silvia Cosimini, Barbara Delfino, Caterina Graziadei, Marta Graziani e Renata Morresi
Modera Stella Sacchini
A cura di Strade
Cosa c’entra Jane Austen con Emily Dickinson, o con Ásta Sigurðardóttir e Svava Jakobs, scrittrici islandesi del Novecento, o con la poetessa russa Marina Cvetaeva, o con la polacca Joanna Bator e le “scrittrici delle mestruazioni”, o ancora con le sinsombrero, intellettuali e artiste spagnole della generazione del ʼ27? La necessità di trovare un voce, innanzitutto, e di essere ascoltate e viste. Sulle copertine delle prime edizioni dei romanzi di Austen leggiamo, sotto il titolo, “by a Lady”: lettrici e lettori dell’epoca ignoravano il nome, ma non il genere femminile di “Lady” Austen, come nel caso, invece, dei libri delle sorelle Brontë (firmati con pseudonimi maschili) o di George Eliot (nom de plume di Mary Anne Evans). Il genere di appartenenza, dunque, vale sia come presa di campo, sia come indicazione di una prospettiva di racconto. Scrivere, per certe autrici, significava sfuggire alle proprie storie quasi inesistenti attraverso le storie immaginarie nate dalla loro penna, oppure iscrivere la propria storia, piccola e misconosciuta, nella Storia, ritagliarsi uno spazio, la famosa stanza “tutta per sé”. Tradurle significa continuare a farle esistere. A esistere noi con loro.