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Jane & le altre: la traduzione delle classiche
Date
Sat 06 December 2025
Timings
10:30
Entry
Free
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Intervengono Silvia Cosimini, Barbara Delfino, Caterina Graziadei, Marta Graziani e Renata Morresi
Modera Stella Sacchini
A cura di Strade
Cosa c’entra Jane Austen con Emily Dickinson, o con Ásta Sigurðardóttir e Svava Jakobs, scrittrici islandesi del Novecento, o con la poetessa russa Marina Cvetaeva, o con la polacca Joanna Bator e le “scrittrici delle mestruazioni”, o ancora con le sinsombrero, intellettuali e artiste spagnole della generazione del ʼ27? La necessità di trovare un voce, innanzitutto, e di essere ascoltate e viste. Sulle copertine delle prime edizioni dei romanzi di Austen leggiamo, sotto il titolo, “by a Lady”: lettrici e lettori dell’epoca ignoravano il nome, ma non il genere femminile di “Lady” Austen, come nel caso, invece, dei libri delle sorelle Brontë (firmati con pseudonimi maschili) o di George Eliot (nom de plume di Mary Anne Evans). Il genere di appartenenza, dunque, vale sia come presa di campo, sia come indicazione di una prospettiva di racconto. Scrivere, per certe autrici, significava sfuggire alle proprie storie quasi inesistenti attraverso le storie immaginarie nate dalla loro penna, oppure iscrivere la propria storia, piccola e misconosciuta, nella Storia, ritagliarsi uno spazio, la famosa stanza “tutta per sé”. Tradurle significa continuare a farle esistere. A esistere noi con loro.